Tallonite, un disturbo che colpisce soprattutto gli atleti

Il termine medico esatto è fascite plantare, anche se comunemente è conosciuta con il termine di tallonite. “Quest’ultima, non corrisponde a una vera specifica patologia – precisa Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni -, ma indica solo uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno. Né più né meno come il termine periartrite viene riferito dai profani a una sofferenza intorno alla spalla, senza distinguere fra patologie muscolo-tendinee, legamentose, borsali, ossee, degenerative, traumatiche o infiammatorie che siano. In pratica, non si tratta di una diagnosi vera e propria. Per determinare di cosa si tratta precisamente, è spesso sufficiente un esame clinico, senza dovere ricorrere per forza a indagini strumentali, come radiografie e TAC, anche se possono essere utili per evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, quali artrosi, fratture da stress e persino tumori”.

La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore pungente al legamento arcuato, una robusta fascia fibrosa molto simile a un tendine, che ha origine in corrispondenza del tallone e attraversa tutta la pianta del piede, attaccandosi poi alla base delle ossa delle dita. La fascia plantare, all’altezza del tallone, è coperta da un cuscinetto di grasso che, oltre a contribuire a sostenere il piede incurvandolo, concorre ad assorbire gli shock, che si generano quando si cammina, si corre o si salta. Se la fascia è troppo corta, l’arco è più pronunciato, mentre, se è troppo lunga, l’arco è basso e quindi si ha il cosiddetto piede piatto. Quando il medico diagnostica una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato, in genere, a causa dell’eccessivo utilizzo. “Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore”. A spiegare quali sono i comportamenti che mettono a maggior rischio lo sviluppo di questo disturbo è M. Cristina d’Agostino, specialista ortopedico e responsabile del Centro Terapia Onde D’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

“Il dolore tipico di una infiammazione alla fascite plantare – sostiene d’Agostino – è in gran parte dovuto alla ripetizione continua di microtraumi, che poi si ripercuotono sulla fascia, sfibrandola via via. Alla base di questa degenerazione, vi è la perdita di elasticità del legamento, associata al suo accorciamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate del tutto”. Le persone che tendono più facilmente a soffrirne – precisa Carnelli – sono quelle attive (non capita mai sedentari che hanno spesso problemi ben differenti): gli obesi, gli sportivi in genere (specie quelli mal allenati), le donne in gravidanza, le persone con deformità dei piedi, cavi o piatti che siano, coloro che indossano calzature non adeguate, ma anche la debolezza di alcuni muscoli della gamba e degli estensori delle dita del piede. Esposto a questa patologia anche chi soffre di tiroide, di malattie metaboliche, infiammatorie-reumatiche, vascolari, autoimmuni. Per questi soggetti, diagnosi e terapia sono del tutto differenti e, per essere efficaci, richiedono interventi ad hoc”.

Il sintomo principale è il dolore, spesso più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente, per poi ricomparire se sollecitato, come può avvenire anche solo con una semplice, ma lunga passeggiata o dopo essere stati a lungo seduti. Durante l’attività sportiva il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale, per poi scomparire mano a mano che l’allenamento prosegue. Gli atleti più a rischio, i corridori di fondo, i saltatori, i giocatori di calcio.

“Le infiammazioni della regione del calcagno sono ovviamente prevenibili, evitando o correggendo tutti i fattori negativi indicati prima. Al meglio, prestando attenzione ai sovraccarichi (peso e attività sproporzionate ai propri livelli di efficienza), allenandosi e calzando buone scarpe. Se si ha un problema si deve innanzitutto capire come e perché è nato – interviene Carnelli – e correggerlo alla fonte, annullando i fattori negativi sopraindicati. In ogni caso, il riposo, magari attivo, ma sempre riposo è la prima risorsa da metter in campo”. “Qualora decidiate di intraprendere un’attività sportiva – prosegue la dottoressa d’Agostino – che comporti corsa o importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori che dovrete tenere in considerazione se non volete incorrere nella fastidiosa tallonite. Aiuta la scelta di calzature adeguate (con un buon ammortizzamento), non troppo basse e/o con la suola troppo sottile, oppure troppo rigida. Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute dei nostri piedi. Ad esempio, la camminata o corsa sulla spiaggia sono da evitarsi. Ricordatevi di sostituire le calzature sportive o lavorative, se usurate, poiché anche questo fattore può essere un rischio. Del riposo abbiamo già detto, ma quando il dolore è particolarmente acuto, utilizzate il ghiaccio, al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno”.

Quando si soffre di fascite plantare che, comporta solitamente un accorciamento del tendine, risultano estremamente utili esercizi di stretching, ovvero di allungamento dei tessuti che circondano il calcagno. L’ideale è praticarli al mattino, appena svegli.
1. In piedi, di fronte a una parete, a circa un metro di distanza. Collocate il piede sano in avanti rispetto all’altro. Mantenete la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e la punta dei piedi rivolte in avanti. Appoggiate le mani al muro e, gradualmente, inclinate in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Tenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
2. Seduti a terra con la gamba del piede dolente tesa in avanti e appoggiata dritta solo sul tallone, e l’altra piegata, avvolgete un asciugamano attorno alla volta plantare del piede infiammato e impugnatelo alle estremità, con entrambe le mani. Lentamente, tirate l’asciugamano verso il corpo, percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera, riponete l’asciugamano e fate l’esercizio, inclinando il busto in avanti e cercando di tirare verso di voi la punta del piede con le mani.
3. Potete optare se stare seduti o in posizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrate un tovagliolo con la punta delle dita, sollevatelo leggermente, e poi lasciatelo cadere. Ripetete venti volte.
4. Con la pianta del piede appoggiata al terreno, sollevate le dita mantenendo il tallone in appoggio. A questo punto abbassatele, toccando il terreno a eccezione dell’alluce. Ora toccate il pavimento anche con l’alluce, sollevando solo le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.
5. Sedetevi su una sedia, con le ginocchia piegate a 90° ed entrambi i piedi completamente appoggiati al pavimento. Ora alzate verso l’alto la punta del piede colpito da fascite plantare, mantenendo il tallone appoggiato al terreno. Mantenere la posizione per 5 secondi. Rilassatevi e ripetete l’esercizio dieci volte

Tallonite, un disturbo che colpisce soprattutto gli atleti

Il termine medico esatto è fascite plantare, anche se comunemente è conosciuta con il termine di tallonite. “Quest’ultima, non corrisponde a una vera specifica patologia – precisa Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni -, ma indica solo uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno. Né più né meno come il termine periartrite viene riferito dai profani a una sofferenza intorno alla spalla, senza distinguere fra patologie muscolo-tendinee, legamentose, borsali, ossee, degenerative, traumatiche o infiammatorie che siano. In pratica, non si tratta di una diagnosi vera e propria. Per determinare di cosa si tratta precisamente, è spesso sufficiente un esame clinico, senza dovere ricorrere per forza a indagini strumentali, come radiografie e TAC, anche se possono essere utili per evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, quali artrosi, fratture da stress e persino tumori”.

La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore pungente al legamento arcuato, una robusta fascia fibrosa molto simile a un tendine, che ha origine in corrispondenza del tallone e attraversa tutta la pianta del piede, attaccandosi poi alla base delle ossa delle dita. La fascia plantare, all’altezza del tallone, è coperta da un cuscinetto di grasso che, oltre a contribuire a sostenere il piede incurvandolo, concorre ad assorbire gli shock, che si generano quando si cammina, si corre o si salta. Se la fascia è troppo corta, l’arco è più pronunciato, mentre, se è troppo lunga, l’arco è basso e quindi si ha il cosiddetto piede piatto. Quando il medico diagnostica una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato, in genere, a causa dell’eccessivo utilizzo. “Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore”. A spiegare quali sono i comportamenti che mettono a maggior rischio lo sviluppo di questo disturbo è M. Cristina d’Agostino, specialista ortopedico e responsabile del Centro Terapia Onde D’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

“Il dolore tipico di una infiammazione alla fascite plantare – sostiene d’Agostino – è in gran parte dovuto alla ripetizione continua di microtraumi, che poi si ripercuotono sulla fascia, sfibrandola via via. Alla base di questa degenerazione, vi è la perdita di elasticità del legamento, associata al suo accorciamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate del tutto”. Le persone che tendono più facilmente a soffrirne – precisa Carnelli – sono quelle attive (non capita mai sedentari che hanno spesso problemi ben differenti): gli obesi, gli sportivi in genere (specie quelli mal allenati), le donne in gravidanza, le persone con deformità dei piedi, cavi o piatti che siano, coloro che indossano calzature non adeguate, ma anche la debolezza di alcuni muscoli della gamba e degli estensori delle dita del piede. Esposto a questa patologia anche chi soffre di tiroide, di malattie metaboliche, infiammatorie-reumatiche, vascolari, autoimmuni. Per questi soggetti, diagnosi e terapia sono del tutto differenti e, per essere efficaci, richiedono interventi ad hoc”.

Il sintomo principale è il dolore, spesso più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente, per poi ricomparire se sollecitato, come può avvenire anche solo con una semplice, ma lunga passeggiata o dopo essere stati a lungo seduti. Durante l’attività sportiva il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale, per poi scomparire mano a mano che l’allenamento prosegue. Gli atleti più a rischio, i corridori di fondo, i saltatori, i giocatori di calcio.

“Le infiammazioni della regione del calcagno sono ovviamente prevenibili, evitando o correggendo tutti i fattori negativi indicati prima. Al meglio, prestando attenzione ai sovraccarichi (peso e attività sproporzionate ai propri livelli di efficienza), allenandosi e calzando buone scarpe. Se si ha un problema si deve innanzitutto capire come e perché è nato – interviene Carnelli – e correggerlo alla fonte, annullando i fattori negativi sopraindicati. In ogni caso, il riposo, magari attivo, ma sempre riposo è la prima risorsa da metter in campo”. “Qualora decidiate di intraprendere un’attività sportiva – prosegue la dottoressa d’Agostino – che comporti corsa o importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori che dovrete tenere in considerazione se non volete incorrere nella fastidiosa tallonite. Aiuta la scelta di calzature adeguate (con un buon ammortizzamento), non troppo basse e/o con la suola troppo sottile, oppure troppo rigida. Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute dei nostri piedi. Ad esempio, la camminata o corsa sulla spiaggia sono da evitarsi. Ricordatevi di sostituire le calzature sportive o lavorative, se usurate, poiché anche questo fattore può essere un rischio. Del riposo abbiamo già detto, ma quando il dolore è particolarmente acuto, utilizzate il ghiaccio, al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno”.

Quando si soffre di fascite plantare che, comporta solitamente un accorciamento del tendine, risultano estremamente utili esercizi di stretching, ovvero di allungamento dei tessuti che circondano il calcagno. L’ideale è praticarli al mattino, appena svegli.
1. In piedi, di fronte a una parete, a circa un metro di distanza. Collocate il piede sano in avanti rispetto all’altro. Mantenete la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e la punta dei piedi rivolte in avanti. Appoggiate le mani al muro e, gradualmente, inclinate in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Tenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
2. Seduti a terra con la gamba del piede dolente tesa in avanti e appoggiata dritta solo sul tallone, e l’altra piegata, avvolgete un asciugamano attorno alla volta plantare del piede infiammato e impugnatelo alle estremità, con entrambe le mani. Lentamente, tirate l’asciugamano verso il corpo, percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera, riponete l’asciugamano e fate l’esercizio, inclinando il busto in avanti e cercando di tirare verso di voi la punta del piede con le mani.
3. Potete optare se stare seduti o in posizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrate un tovagliolo con la punta delle dita, sollevatelo leggermente, e poi lasciatelo cadere. Ripetete venti volte.
4. Con la pianta del piede appoggiata al terreno, sollevate le dita mantenendo il tallone in appoggio. A questo punto abbassatele, toccando il terreno a eccezione dell’alluce. Ora toccate il pavimento anche con l’alluce, sollevando solo le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.
5. Sedetevi su una sedia, con le ginocchia piegate a 90° ed entrambi i piedi completamente appoggiati al pavimento. Ora alzate verso l’alto la punta del piede colpito da fascite plantare, mantenendo il tallone appoggiato al terreno. Mantenere la posizione per 5 secondi. Rilassatevi e ripetete l’esercizio dieci volte

Tallonite, un disturbo che colpisce soprattutto gli atleti

Il termine medico esatto è fascite plantare, anche se comunemente è conosciuta con il termine di tallonite. “Quest’ultima, non corrisponde a una vera specifica patologia – precisa Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni -, ma indica solo uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno. Né più né meno come il termine periartrite viene riferito dai profani a una sofferenza intorno alla spalla, senza distinguere fra patologie muscolo-tendinee, legamentose, borsali, ossee, degenerative, traumatiche o infiammatorie che siano. In pratica, non si tratta di una diagnosi vera e propria. Per determinare di cosa si tratta precisamente, è spesso sufficiente un esame clinico, senza dovere ricorrere per forza a indagini strumentali, come radiografie e TAC, anche se possono essere utili per evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, quali artrosi, fratture da stress e persino tumori”.

La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore pungente al legamento arcuato, una robusta fascia fibrosa molto simile a un tendine, che ha origine in corrispondenza del tallone e attraversa tutta la pianta del piede, attaccandosi poi alla base delle ossa delle dita. La fascia plantare, all’altezza del tallone, è coperta da un cuscinetto di grasso che, oltre a contribuire a sostenere il piede incurvandolo, concorre ad assorbire gli shock, che si generano quando si cammina, si corre o si salta. Se la fascia è troppo corta, l’arco è più pronunciato, mentre, se è troppo lunga, l’arco è basso e quindi si ha il cosiddetto piede piatto. Quando il medico diagnostica una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato, in genere, a causa dell’eccessivo utilizzo. “Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore”. A spiegare quali sono i comportamenti che mettono a maggior rischio lo sviluppo di questo disturbo è M. Cristina d’Agostino, specialista ortopedico e responsabile del Centro Terapia Onde D’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

“Il dolore tipico di una infiammazione alla fascite plantare – sostiene d’Agostino – è in gran parte dovuto alla ripetizione continua di microtraumi, che poi si ripercuotono sulla fascia, sfibrandola via via. Alla base di questa degenerazione, vi è la perdita di elasticità del legamento, associata al suo accorciamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate del tutto”. Le persone che tendono più facilmente a soffrirne – precisa Carnelli – sono quelle attive (non capita mai sedentari che hanno spesso problemi ben differenti): gli obesi, gli sportivi in genere (specie quelli mal allenati), le donne in gravidanza, le persone con deformità dei piedi, cavi o piatti che siano, coloro che indossano calzature non adeguate, ma anche la debolezza di alcuni muscoli della gamba e degli estensori delle dita del piede. Esposto a questa patologia anche chi soffre di tiroide, di malattie metaboliche, infiammatorie-reumatiche, vascolari, autoimmuni. Per questi soggetti, diagnosi e terapia sono del tutto differenti e, per essere efficaci, richiedono interventi ad hoc”.

Il sintomo principale è il dolore, spesso più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente, per poi ricomparire se sollecitato, come può avvenire anche solo con una semplice, ma lunga passeggiata o dopo essere stati a lungo seduti. Durante l’attività sportiva il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale, per poi scomparire mano a mano che l’allenamento prosegue. Gli atleti più a rischio, i corridori di fondo, i saltatori, i giocatori di calcio.

“Le infiammazioni della regione del calcagno sono ovviamente prevenibili, evitando o correggendo tutti i fattori negativi indicati prima. Al meglio, prestando attenzione ai sovraccarichi (peso e attività sproporzionate ai propri livelli di efficienza), allenandosi e calzando buone scarpe. Se si ha un problema si deve innanzitutto capire come e perché è nato – interviene Carnelli – e correggerlo alla fonte, annullando i fattori negativi sopraindicati. In ogni caso, il riposo, magari attivo, ma sempre riposo è la prima risorsa da metter in campo”. “Qualora decidiate di intraprendere un’attività sportiva – prosegue la dottoressa d’Agostino – che comporti corsa o importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori che dovrete tenere in considerazione se non volete incorrere nella fastidiosa tallonite. Aiuta la scelta di calzature adeguate (con un buon ammortizzamento), non troppo basse e/o con la suola troppo sottile, oppure troppo rigida. Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute dei nostri piedi. Ad esempio, la camminata o corsa sulla spiaggia sono da evitarsi. Ricordatevi di sostituire le calzature sportive o lavorative, se usurate, poiché anche questo fattore può essere un rischio. Del riposo abbiamo già detto, ma quando il dolore è particolarmente acuto, utilizzate il ghiaccio, al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno”.

Quando si soffre di fascite plantare che, comporta solitamente un accorciamento del tendine, risultano estremamente utili esercizi di stretching, ovvero di allungamento dei tessuti che circondano il calcagno. L’ideale è praticarli al mattino, appena svegli.
1. In piedi, di fronte a una parete, a circa un metro di distanza. Collocate il piede sano in avanti rispetto all’altro. Mantenete la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e la punta dei piedi rivolte in avanti. Appoggiate le mani al muro e, gradualmente, inclinate in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Tenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
2. Seduti a terra con la gamba del piede dolente tesa in avanti e appoggiata dritta solo sul tallone, e l’altra piegata, avvolgete un asciugamano attorno alla volta plantare del piede infiammato e impugnatelo alle estremità, con entrambe le mani. Lentamente, tirate l’asciugamano verso il corpo, percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera, riponete l’asciugamano e fate l’esercizio, inclinando il busto in avanti e cercando di tirare verso di voi la punta del piede con le mani.
3. Potete optare se stare seduti o in posizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrate un tovagliolo con la punta delle dita, sollevatelo leggermente, e poi lasciatelo cadere. Ripetete venti volte.
4. Con la pianta del piede appoggiata al terreno, sollevate le dita mantenendo il tallone in appoggio. A questo punto abbassatele, toccando il terreno a eccezione dell’alluce. Ora toccate il pavimento anche con l’alluce, sollevando solo le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.
5. Sedetevi su una sedia, con le ginocchia piegate a 90° ed entrambi i piedi completamente appoggiati al pavimento. Ora alzate verso l’alto la punta del piede colpito da fascite plantare, mantenendo il tallone appoggiato al terreno. Mantenere la posizione per 5 secondi. Rilassatevi e ripetete l’esercizio dieci volte

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La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore pungente al legamento arcuato, una robusta fascia fibrosa molto simile a un tendine, che ha origine in corrispondenza del tallone e attraversa tutta la pianta del piede, attaccandosi poi alla base delle ossa delle dita. La fascia plantare, all’altezza del tallone, è coperta da un cuscinetto di grasso che, oltre a contribuire a sostenere il piede incurvandolo, concorre ad assorbire gli shock, che si generano quando si cammina, si corre o si salta. Se la fascia è troppo corta, l’arco è più pronunciato, mentre, se è troppo lunga, l’arco è basso e quindi si ha il cosiddetto piede piatto. Quando il medico diagnostica una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato, in genere, a causa dell’eccessivo utilizzo. “Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore”. A spiegare quali sono i comportamenti che mettono a maggior rischio lo sviluppo di questo disturbo è M. Cristina d’Agostino, specialista ortopedico e responsabile del Centro Terapia Onde D’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

“Il dolore tipico di una infiammazione alla fascite plantare – sostiene d’Agostino – è in gran parte dovuto alla ripetizione continua di microtraumi, che poi si ripercuotono sulla fascia, sfibrandola via via. Alla base di questa degenerazione, vi è la perdita di elasticità del legamento, associata al suo accorciamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate del tutto”. Le persone che tendono più facilmente a soffrirne – precisa Carnelli – sono quelle attive (non capita mai sedentari che hanno spesso problemi ben differenti): gli obesi, gli sportivi in genere (specie quelli mal allenati), le donne in gravidanza, le persone con deformità dei piedi, cavi o piatti che siano, coloro che indossano calzature non adeguate, ma anche la debolezza di alcuni muscoli della gamba e degli estensori delle dita del piede. Esposto a questa patologia anche chi soffre di tiroide, di malattie metaboliche, infiammatorie-reumatiche, vascolari, autoimmuni. Per questi soggetti, diagnosi e terapia sono del tutto differenti e, per essere efficaci, richiedono interventi ad hoc”.

Il sintomo principale è il dolore, spesso più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente, per poi ricomparire se sollecitato, come può avvenire anche solo con una semplice, ma lunga passeggiata o dopo essere stati a lungo seduti. Durante l’attività sportiva il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale, per poi scomparire mano a mano che l’allenamento prosegue. Gli atleti più a rischio, i corridori di fondo, i saltatori, i giocatori di calcio.

“Le infiammazioni della regione del calcagno sono ovviamente prevenibili, evitando o correggendo tutti i fattori negativi indicati prima. Al meglio, prestando attenzione ai sovraccarichi (peso e attività sproporzionate ai propri livelli di efficienza), allenandosi e calzando buone scarpe. Se si ha un problema si deve innanzitutto capire come e perché è nato – interviene Carnelli – e correggerlo alla fonte, annullando i fattori negativi sopraindicati. In ogni caso, il riposo, magari attivo, ma sempre riposo è la prima risorsa da metter in campo”. “Qualora decidiate di intraprendere un’attività sportiva – prosegue la dottoressa d’Agostino – che comporti corsa o importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori che dovrete tenere in considerazione se non volete incorrere nella fastidiosa tallonite. Aiuta la scelta di calzature adeguate (con un buon ammortizzamento), non troppo basse e/o con la suola troppo sottile, oppure troppo rigida. Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute dei nostri piedi. Ad esempio, la camminata o corsa sulla spiaggia sono da evitarsi. Ricordatevi di sostituire le calzature sportive o lavorative, se usurate, poiché anche questo fattore può essere un rischio. Del riposo abbiamo già detto, ma quando il dolore è particolarmente acuto, utilizzate il ghiaccio, al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno”.

Quando si soffre di fascite plantare che, comporta solitamente un accorciamento del tendine, risultano estremamente utili esercizi di stretching, ovvero di allungamento dei tessuti che circondano il calcagno. L’ideale è praticarli al mattino, appena svegli.
1. In piedi, di fronte a una parete, a circa un metro di distanza. Collocate il piede sano in avanti rispetto all’altro. Mantenete la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e la punta dei piedi rivolte in avanti. Appoggiate le mani al muro e, gradualmente, inclinate in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Tenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
2. Seduti a terra con la gamba del piede dolente tesa in avanti e appoggiata dritta solo sul tallone, e l’altra piegata, avvolgete un asciugamano attorno alla volta plantare del piede infiammato e impugnatelo alle estremità, con entrambe le mani. Lentamente, tirate l’asciugamano verso il corpo, percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera, riponete l’asciugamano e fate l’esercizio, inclinando il busto in avanti e cercando di tirare verso di voi la punta del piede con le mani.
3. Potete optare se stare seduti o in posizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrate un tovagliolo con la punta delle dita, sollevatelo leggermente, e poi lasciatelo cadere. Ripetete venti volte.
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Il termine medico esatto è fascite plantare, anche se comunemente è conosciuta con il termine di tallonite. “Quest’ultima, non corrisponde a una vera specifica patologia – precisa Franco Carnelli, Primario della Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni -, ma indica solo uno stato infiammatorio doloroso nell’area del calcagno. Né più né meno come il termine periartrite viene riferito dai profani a una sofferenza intorno alla spalla, senza distinguere fra patologie muscolo-tendinee, legamentose, borsali, ossee, degenerative, traumatiche o infiammatorie che siano. In pratica, non si tratta di una diagnosi vera e propria. Per determinare di cosa si tratta precisamente, è spesso sufficiente un esame clinico, senza dovere ricorrere per forza a indagini strumentali, come radiografie e TAC, anche se possono essere utili per evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, quali artrosi, fratture da stress e persino tumori”.

La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore pungente al legamento arcuato, una robusta fascia fibrosa molto simile a un tendine, che ha origine in corrispondenza del tallone e attraversa tutta la pianta del piede, attaccandosi poi alla base delle ossa delle dita. La fascia plantare, all’altezza del tallone, è coperta da un cuscinetto di grasso che, oltre a contribuire a sostenere il piede incurvandolo, concorre ad assorbire gli shock, che si generano quando si cammina, si corre o si salta. Se la fascia è troppo corta, l’arco è più pronunciato, mentre, se è troppo lunga, l’arco è basso e quindi si ha il cosiddetto piede piatto. Quando il medico diagnostica una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato, in genere, a causa dell’eccessivo utilizzo. “Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore”. A spiegare quali sono i comportamenti che mettono a maggior rischio lo sviluppo di questo disturbo è M. Cristina d’Agostino, specialista ortopedico e responsabile del Centro Terapia Onde D’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

“Il dolore tipico di una infiammazione alla fascite plantare – sostiene d’Agostino – è in gran parte dovuto alla ripetizione continua di microtraumi, che poi si ripercuotono sulla fascia, sfibrandola via via. Alla base di questa degenerazione, vi è la perdita di elasticità del legamento, associata al suo accorciamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate del tutto”. Le persone che tendono più facilmente a soffrirne – precisa Carnelli – sono quelle attive (non capita mai sedentari che hanno spesso problemi ben differenti): gli obesi, gli sportivi in genere (specie quelli mal allenati), le donne in gravidanza, le persone con deformità dei piedi, cavi o piatti che siano, coloro che indossano calzature non adeguate, ma anche la debolezza di alcuni muscoli della gamba e degli estensori delle dita del piede. Esposto a questa patologia anche chi soffre di tiroide, di malattie metaboliche, infiammatorie-reumatiche, vascolari, autoimmuni. Per questi soggetti, diagnosi e terapia sono del tutto differenti e, per essere efficaci, richiedono interventi ad hoc”.

Il sintomo principale è il dolore, spesso più severo al risveglio e localizzato nella parte interna del tallone. Dopo questa prima fitta, il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente, per poi ricomparire se sollecitato, come può avvenire anche solo con una semplice, ma lunga passeggiata o dopo essere stati a lungo seduti. Durante l’attività sportiva il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale, per poi scomparire mano a mano che l’allenamento prosegue. Gli atleti più a rischio, i corridori di fondo, i saltatori, i giocatori di calcio.

“Le infiammazioni della regione del calcagno sono ovviamente prevenibili, evitando o correggendo tutti i fattori negativi indicati prima. Al meglio, prestando attenzione ai sovraccarichi (peso e attività sproporzionate ai propri livelli di efficienza), allenandosi e calzando buone scarpe. Se si ha un problema si deve innanzitutto capire come e perché è nato – interviene Carnelli – e correggerlo alla fonte, annullando i fattori negativi sopraindicati. In ogni caso, il riposo, magari attivo, ma sempre riposo è la prima risorsa da metter in campo”. “Qualora decidiate di intraprendere un’attività sportiva – prosegue la dottoressa d’Agostino – che comporti corsa o importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori che dovrete tenere in considerazione se non volete incorrere nella fastidiosa tallonite. Aiuta la scelta di calzature adeguate (con un buon ammortizzamento), non troppo basse e/o con la suola troppo sottile, oppure troppo rigida. Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute dei nostri piedi. Ad esempio, la camminata o corsa sulla spiaggia sono da evitarsi. Ricordatevi di sostituire le calzature sportive o lavorative, se usurate, poiché anche questo fattore può essere un rischio. Del riposo abbiamo già detto, ma quando il dolore è particolarmente acuto, utilizzate il ghiaccio, al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno”.

Quando si soffre di fascite plantare che, comporta solitamente un accorciamento del tendine, risultano estremamente utili esercizi di stretching, ovvero di allungamento dei tessuti che circondano il calcagno. L’ideale è praticarli al mattino, appena svegli.
1. In piedi, di fronte a una parete, a circa un metro di distanza. Collocate il piede sano in avanti rispetto all’altro. Mantenete la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e la punta dei piedi rivolte in avanti. Appoggiate le mani al muro e, gradualmente, inclinate in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Tenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
2. Seduti a terra con la gamba del piede dolente tesa in avanti e appoggiata dritta solo sul tallone, e l’altra piegata, avvolgete un asciugamano attorno alla volta plantare del piede infiammato e impugnatelo alle estremità, con entrambe le mani. Lentamente, tirate l’asciugamano verso il corpo, percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenete la posizione per almeno 20 secondi e ripetete 3 volte. Se la tensione avvertita è troppo leggera, riponete l’asciugamano e fate l’esercizio, inclinando il busto in avanti e cercando di tirare verso di voi la punta del piede con le mani.
3. Potete optare se stare seduti o in posizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrate un tovagliolo con la punta delle dita, sollevatelo leggermente, e poi lasciatelo cadere. Ripetete venti volte.
4. Con la pianta del piede appoggiata al terreno, sollevate le dita mantenendo il tallone in appoggio. A questo punto abbassatele, toccando il terreno a eccezione dell’alluce. Ora toccate il pavimento anche con l’alluce, sollevando solo le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.
5. Sedetevi su una sedia, con le ginocchia piegate a 90° ed entrambi i piedi completamente appoggiati al pavimento. Ora alzate verso l’alto la punta del piede colpito da fascite plantare, mantenendo il tallone appoggiato al terreno. Mantenere la posizione per 5 secondi. Rilassatevi e ripetete l’esercizio dieci volte